Marastoni - Italian Legend Bicycles, Associazione Culturale, Pesaro Urbino - Marche - Italy

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Marastoni



Licinio Marastoni nasce nel 1922, a Reggio Emilia, già poco più che ragazzino si avvicina alla bottega di un tal Mattioli, telaista della città. Si narra che negli anni 30 fosse buona norma che la famiglia dell'apprendista pagasse una mazzetta ai bottegai che offrivano l'indottrinamento al lavoro; in questo caso Mattioli non volle nulla, la grande abilità e passione del giovane Licinio erano sufficienti. Tant'è che poco più che 17enne (nel 1939) iniziarono a circolare per la città emiliana i primi telai con inciso il nome del giovane Marastoni.
Iniziò la guerra e tutto si fermò; ma nel 1949 Marastoni si appoggiò ad un finanziatore e assieme fondarono una piccola ditta, la Cicli Grasselli- Marastoni. Tutto continuò senza infamia e senza lode fino al 1960 quando si ritrovò la ditta in mano per il pensionamento del socio Grasselli.
A seguito di una visita presso un collega che produceva apparecchi di illuminazione a gas ebbe l'intuizione e chiese all'amico industriale se fosse possibile produrre parti di biciclette in microfusione con la stessa tecnica vista per produrre le componenti delle lampade a gas. Marastoni fu il primo a produrre congiunzioni e particolari della bici con la tecnica della microfusione. Il grande passo venne fatto succesivamente all'incontro con Cino Cinelli; quest'ultimo rimase tanto colpito da questa tecnica produttiva che lo finanziò a tal punto da portare la sua produzione in microfusione a quantitativi industriali.
Licinio Marastoni è un artigiano, un sarto e tale è rimasto per tutta la vita e lo è tutt'ora! Produsse telai per tanti campioni, raggiungendo l'apice con la costruzione della bici di Moser con la quale egli vinse il Giro nel 1984. Un posto d'onore ha la bici appartenuta al figlio tragicamente scomparso in un incidente d'auto nel '72. Una bici speciale, nel colore scelto da Marastoni per le sue bici, scelto per puro caso. La leggenda narra che, come accadde per Emilio Bozzi anni addietro, Licinio era alla ricerca di un colore che lo differenziasse dai suoi diretti concorrenti emiliani. Un giorno, passeggiando, si imbatté in un ramarro morto, il colore era tanto bello che Marastoni si mise l'animaletto morto in tasca e lo portò dal verniciatore dicendogli: lo voglio così! Nacque il Verde Marastoni!
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